IL 1860 A POTENZA

IL 1860 A POTENZA

Il 18 agosto 1860 Potenza accolse i gruppi insurrezionali partiti da Corleto Perticara, perno nevralgico del risorgimento lucano, composti da nuclei provenienti da diverse aree della provincia. Si trattò di ore convulse durante le quali, facendo sintesi di anni di accesa cospirazione liberale antiborbonica finalizzata all’innesco del processo di unificazione del Regno, la Provincia di Basilicata consolidò il proprio ruolo di snodo territoriale e politico del processo insurrezionale. Il progetto, pianificato già da diversi mesi sotto l’egida del Comitato napoletano, aveva avuto un primo innesco già nell’autunno del 1859, quando in molti comuni lucani erano state innalzate le bandiere tricolori, sia per rendere visibile la presenza di forze patriottiche organizzate, sia per coinvolgere le popolazioni in piani che si annunciavano ormai di imminente attuazione.

Nel frattempo, nei primi giorni di maggio del 1860, aveva preso il via l’impresa garibaldina che avrebbe portato allo sbarco dei Mille a Marsala il giorno 11 dello stesso mese e all’improduttiva svolta costituzionale di Francesco II. Parallelamente, un nucleo di patrioti strettamente collegati al Comitato centrale della Unità nazionale di Napoli diede vita, il 21 giugno, al Comitato corletano, di cui fu nominato presidente Carmine Senise. La pianificazione dell’insurrezione lucana, accuratamente messa a punto proprio da Senise e da Giacinto Albini tra giugno e luglio, si basava su una visione strategica che individuava nella Basilicata il territorio più favorevole da cui far partire altre azioni coordinate tra Puglia, Calabria e Campania.

Il 13 agosto 1860 giunsero a Corleto Perticara, tra gli altri, Camillo Boldoni, Nicola Mignogna e Giacinto Albini, per unirsi al Senise e progettare innanzitutto l’insurrezione di Corleto (messa in atto il 16 agosto) e successivamente la liberazione di Potenza dal presidio borbonico. Negli stessi giorni, altri comuni lucani insorsero, tra cui Tramutola, Tricarico, Accettura, Castelmezzano, Campomaggiore, Trivigno e Genzano.

Il 18 agosto, un giorno prima che Garibaldi sbarcasse in Calabria, giunsero a Potenza, in tempi diversi, le tre colonne previste dal piano insurrezionale, per unirsi alle compagini potentine in attesa; la città, però, visse ore di vera guerriglia per le strade e per i vicoli del centro storico, prim’ancora che le forze provenienti dall’esterno avessero il tempo di agire.

L’azione fu condotta prevalentemente dai gruppi di insorti potentini, i quali ebbero la meglio sui tentativi compiuti dai gendarmi regi di evitare che la città cadesse nelle loro mani. Gli scontri, intanto, lasciavano sul campo diversi morti e feriti, sia tra i civili, sia tra i combattenti delle due fazioni in lotta.

Fu a quel punto che le truppe regie, al comando capitano della gendarmeria Salvatore Castagna, il quale aveva diretto le operazioni in maniera ambivalente, valutarono l’opportunità di lasciare la città per riparare a Napoli.

Quella stessa notte, i responsabili dei moti insurrezionali proclamarono, in una riunione tenutasi in palazzo Viggiani, Vittorio Emanuele II re d’Italia e Giuseppe Garibaldi dittatore delle Due Sicilie. Istituito poi un governo prodittatoriale, ne affidarono la guida a Giacinto Albini e Nicola Mignogna, mentre a Camillo Boldoni fu conferito il comando dell’esercito prodittatoriale.

Il governo rimase in carica fino al 6 settembre, quando Giacinto Albini fu nominato governatore della Provincia di Basilicata. L’insurrezione lucana, intanto, aveva agito da detonatore, provocando un’onda d’urto rivoluzionaria che avrebbe travolto, nel breve periodo, altre realtà del Mezzogiorno continentale, giocando d’anticipo finanche sulle azioni garibaldine sul continente. Sul piano politico, invece, ricuciva «da Sud» quel processo di unificazione che contestualmente stava procedendo nel Settentrione e che sarebbe confluito, nei primi mesi del 1861, nelle elezioni politiche del primo Parlamento unitario e nella proclamazione, il 17 marzo, del Regno d’Italia.

Donato Verrastro
Autore del testo

Donato Verrastro insegna Storia contemporanea nell’Università degli Studi della Basilicata. I suoi interessi di ricerca riguardano la storia politica, economica e sociale del Novecento, con particolare attenzione alla storia del Mezzogiorno d’Italia. Autore di monografie, saggi e voci biografiche. Ha pubblicato, tra l’altro, “La terra inespugnabile”, un bilancio della legge speciale per la Basilicata tra contesto locale e dinamiche nazionali, 1904-1924 (Il Mulino 2011) e ha curato con Elena Vigilante il volume “Emilio Colombo L’ultimo dei costituenti” (Laterza 2017).